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Antonio Vivaldi
Da Musica.
François Morellon de la Cave: Antonio Vivaldi - Effigies Antonii Vivaldi per l'edizione Le Cène| dell'op. 8| del 1725
Antonio Lucio Vivaldi (Venezia, 4 marzo 1678 – Vienna, 28 luglio 1741) è stato un compositore e violinista italiano legato all'ambiente del tardo barocco veneziano.
Fu uno dei violinisti più virtuosi del suo tempo, sicuramente il più ammirato, e uno dei più grandi compositori di musica barocca. Considerato unanimemente il più importante, influente e originale compositore della penisola italiana della sua epoca, Vivaldi contribuì significativamente allo sviluppo del concerto, soprattutto solistico, genere iniziato da Giuseppe Torelli, e della tecnica del violino e dell'orchestrazione. Non trascurò inoltre l'opera lirica. Vastissima la sua opera compositiva che comprende inoltre numerosi concerti, sonate e brani di musica sacra.
Le sue opere influenzarono numerosi compositori del suo tempo, soprattutto tedeschi, tra cui Bach, Pisendel| e Heinichen|.
Come avvenne per molti compositori del barocco, dopo la sua morte il suo nome e la sua musica caddero nell'oblio. Fu grazie alla ricerca di alcuni musicologi del XX secolo, come Arnold Schering, Marc Pincherle, Alberto Gentili e Alfredo Casella, che Vivaldi uscì dalla dimenticanza.
Le sue composizioni più note sono i quattro concerti per violino conosciuti come Le quattro stagioni, celebre esempio di musica a soggetto.
Gli è stato dedicato un cratere su Mercurio|[1].
Indice |
Biografia
La vita di Vivaldi è scarsamente documentata poiché nessun biografo si è occupato di ricostruire la sua vita prima del XX secolo. Numerose lacune ed inesattezze falsano ancora la sua biografia; alcuni periodi della sua vita rimangono completamente oscuri, come i molti viaggi supposti o realmente intrapresi in Italia e in Europa. Si è fatto riferimento dunque alle rare testimonianze dirette dell'epoca, in particolare quelle di Charles de Brosses, di Carlo Goldoni, dell'architetto tedesco Johann Friedrich Armand von Uffenbach che incontrarono il compositore. Altre notizie biografiche provengono da alcuni manoscritti e dai documenti di altra natura ritrovati in diversi archivi in Italia e all'estero[2]. Per dare due esempi concreti: è soltanto nel 1938 che si è potuta determinare con esattezza la data della sua morte, sull'atto ritrovato a Vienna e nel 1963, quella della sua nascita identificando il suo atto di battesimo (prima, l'anno di nascita 1678 era soltanto una stima dedotta dalle tappe conosciute della sua carriera ecclesiastica).
L'infanzia
Primogenito della famiglia, Antonio Vivaldi nacque venerdì 4 marzo 1678 a Venezia. In quel giorno vi fu un grosso terremoto proprio nel Veneto. Gli fu impartito un battesimo provvisorio a casa, poiché era in gravi condizioni di salute, da parte di Margherita Veronese, la sua levatrice e balia; tali problemi di salute Vivaldi li porterà avanti per tutta la vita, probabilmente correlati a ciò che lui stesso definirà strettezza di petto, forse asma bronchiale; sarà ufficialmente battezzato il 6 maggio, due mesi dopo, nella chiesa di San Giovanni in Bragora non lontano dall'abitazione dei Vivaldi, alla Ca' Salomon nel sestiere Castello|, uno dei sei quartieri veneziani.
Il padre era Giovanni Battista Vivaldi (1655-1736), un figlio di un sarto bresciano che si era trasferito nel 1666 a VeneziaTemplate:Citazione necessaria e qui aveva intrapreso l'attività di barbiere e poi di violinista; sua madre era Camilla Calicchio, figlia di un sarto di PomaricoTemplate:Citazione necessaria che esercitava da qualche anno a Venezia. Si sposarono nel 1676 ed ebbero altri otto figli compresi due morti in tenera età. Questi furono: Margarita Gabriella (1680-?), Cecilia Maria (1683-1748), Bonaventura Tommaso (1685-1751), Zanetta Anna (1687-1762), Francesco Gaetano (1690-1752), Iseppo Santo (1692-1696), Gerolama Michela (1694-1696), infine Iseppo Gaetano (1697-1768)[3]. Nessuno di essi intraprese la carriera musicale.
Il padre aveva probabilmente più passione per la musica che per il lavoro di barbiere, poiché accettò nel 1685 l'ingaggio come violinista della basilica di San Marco, che allora era solo la Cappella privata del Doge e non sede vescovile e dove si celebrava in occasioni particolari. All'epoca i musicisti della Basilica avevano notevole prestigio e sempre nel 1685 fu assunto come Maestro il famoso Giovanni Legrenzi. Fu insieme a quest'ultimo, e al suo collega Antonio Lotti, che Giovanni Battista Vivaldi fondò il Sovvegno dei musicisti di S. Cecilia, una confraternita di musicisti veneziani. Al suo impegno alla Cappella del Doge, il padre di Antonio Vivaldi aggiunse a partire dal 1689 quello di violinista al teatro San Giovanni Grisostomo e all'Ospedale dei Mendicanti.
Antonio Vivaldi imparò a suonare il violino dal padre e precocemente dimostrò il suo grande talento. Fu presto ammesso a frequentare i musicisti della Cappella del Doge e forse qui, ma non è certo, ebbe lezioni anche dal Maestro di Cappella Giovanni Legrenzi; si ritiene comunque che gli influssi di questo maestro siano stati scarsi se si pensa che egli morì nel 1690 quando Vivaldi aveva appena 12 anni. Non vi sono dubbi comunque che Vivaldi abbia tratto grande giovamento dal frequentare già in età molto giovane l'ambiente musicale della cappella di San Marco, dove gradualmente egli sostituì suo padre, violinista dotato di discreta notorietà. Benché poco conosciuto, il ruolo che ha svolto Giovanni Battista Vivaldi nella vita e nello sviluppo della carriera del figlio sembra di un'importanza notevole e prolungata nel tempo poiché egli morì solamente cinque anni prima di suo figlio.
All'età di dieci anni era stato indirizzato verso la vita ecclesiastica frequentando la scuola della sua parrocchia. Da questo momento in poi non abbiamo più notizie del giovane Antonio fino al 18 settembre 1693, quando raggiunse l'età minima per avere la tonsura per mano del Patriarca di Venezia Cardinal Badoaro. Iniziò quindi a studiare teologia nella chiesa di San Geminiano e nella chiesa di San Giovanni in Oleo; in questo periodo viveva con la sua famiglia nella parrocchia di San Martino.
Non abbandonò la musica anzi l'abilità con cui suonava il violino fece sì che già nel 1696 lo troviamo come violinista soprannumerario durante le funzioni natalizie presso la cappella della basilica di San Marco; questa fu la sua prima apparizione in pubblico come violinista. Contemporaneamente faceva parte del gruppo Arte dei sonadori.
Il 4 aprile 1699 ebbe gli ordini minori del suddiaconato nella chiesa di San Giovanni in Oleo, e il 18 settembre 1700 il diaconato|. Il 23 marzo 1703 fu ordinato sacerdote| e fu subito soprannominato il prete rosso per il colore della sua capigliatura; continuò a vivere con la sua famiglia ed a lavorare strettamente con il padre.
Nel 1704 ottenne una dispensa dalla celebrazione della messa per motivi di salute; soffriva infatti di una forma d'asma della quale aveva presentato i sintomi sin dalla nascita.
L'attività presso l'Ospedale della Pietà
Benché giovane la sua fama iniziava a diffondersi e nel settembre 1703 fu ingaggiato come maestro di violino dalle autorità del Pio Ospedale della Pietà, dove iniziò la sua attività il 1° dicembre| 1703 con uno stipendio di 60 ducati annuali; qui rimase sino al 1740. Fondato nel 1346 era il più prestigioso dei quattro istituti religiosi veneziani dove, a somiglianza degli ospedali napoletani, trovavano assistenza per lo più gratuita orfani, figli illegittimi, bambini di famiglie molto povere, bambini malati. I ragazzi imparavano un mestiere e lasciavano l'istituto all'età di 15 anni, mentre le ragazze ricevevano un'educazione musicale; quelle dotate di maggior talento rimanevano e diventavano membri dell'ospedale. Vi era una gerarchia in funzione delle differenti capacità tra le ragazze musicanti, dalle inferiori figlie di coro, alle più esperte dette privilegiate di coro, fino alle maestre di coro che insegnavano.
Poco tempo dopo la sua nomina di maestro, le orfanelle dell'istituto iniziarono ad ottenere fama anche oltre i confini italiani; Vivaldi scrisse per loro numerosi concerti, cantate e lavori sacri. Il cronista-musicofilo Charles de Brosses certificherà ammirato:Nell'agosto del 1704 il suo stipendio fu portato a 100 ducati|, in quanto aggiunse anche la posizione di insegnante di viola all'inglese e nel 1705 ricevette l'incarico della composizione e dell'esecuzione dei concerti, con un salario aumentato a 150 ducati annui - somma assai modesta, alla quale si aggiungeva la remunerazione delle messe quotidiane dette per la Pietà o per le ricche famiglie patrizie.
Nelle sue Confessioni, Jean-Jacques Rousseau offre un'altra testimonianza della qualità di queste ragazze orchestrali, che ebbe modo di apprezzare di persona[4] durante il suo soggiorno a Venezia[5] [6]
Disporre a piacimento di queste strumentiste e cantanti esperte, senza preoccupazioni di numero, tempi o costi, era un vantaggio considerevole per un compositore che poteva così dar libero corso alla sua creatività e sperimentare ogni tipo di combinazione dell'organico strumentale. Ora, in quest'epoca, il giovane maestro di violino aveva certamente cominciato la sua carriera di compositore ed a farsi notare per le sue prime opere diffuse in manoscritto, e la sua nascente rinomanza poteva giustificare la scelta di affidargli questo posto importante.
La direzione musicale della Pietà era affidata dal 1701 a Francesco Gasparini, « maestro di coro ». Costui, musicista di talento ed estremamente fecondo, dedicò tuttavia una parte preponderante della sua attività ad allestire opere al Teatro Sant'Angelo[7]. Di conseguenza, egli scaricò su Vivaldi un numero crescente di compiti, permettendo a quest'ultimo di diventare, di fatto, il principale animatore musicale dell'ospedale.
Il suo rapporto con il consiglio direttivo dell'Ospedale, a giudicare dai pochi documenti rimasti, sembra essere stato altalenante. Ogni anno i vertici dell'istituto veneziano si riunivano per votare se tenere oppure no un insegnante. Anche se Vivaldi fu raramente sottoposto al voto, nel 1709 perse il suo posto per 7 voti contro 6 a favore. Però dopo aver esercitato la libera professione di musicista per oltre un anno fu riassunto nel 1711 alla Pietà, sempre a seguito di una votazione del consiglio dell'istituto. Questo probabilmente perché la direzione aveva ben compreso la sua importanza all'interno della scuola. Nel 1713 divenne il responsabile per l'attività musicale dell'istituto e nel 1716 maestro de' concerti. A giudicare dalla lacunosità degli atti, comunque, studiosi come Michael Talbot e Micky White dubitano che Vivaldi avesse rotto formalmente ogni impegno con la Pietà durante gli anni di (apparente) vacanza dall'insegnamento. Con molta probabilità Vivaldi continuò a rifornire la Pietà di concerti e composizioni varie durante tutta la sua vita, anche in forma privata.
È durante questi anni che Vivaldi scrisse gran parte della sua musica, comprese molte opere e anche numerosi concerti. Nel 1705 venne pubblicata la sua prima raccolta, l'Opus 1|, una collezione di dodici sonate a tre dedicata al nobile veneto Annibale Gambara, composte ancora in uno stile neocorelliano|. Nel 1709 apparve una seconda raccolta di 12 sonate per violino e basso continuo (Opus 2), ma raggiunse un successo a livello internazionale con la sua prima collezione di 12 concerti per uno, due e quattro violini con archi, L'estro armonico (Opus 3), la quale fu data alle stampe ad Amsterdam nel 1711, grazie alla famosa mano dell'editore Estienne Roger, all'avanguardia con le nuove tecniche di stampa rispetto agli editori veneziani Sala e Bortoli[8] . La sua uscita fu pubblicizzata con un annuncio sul The Post Man di Londra. Questi concerti ebbero uno strepitoso successo in tutta Europa e furono seguiti nel 1714 da La stravaganza (Opus 4), una raccolta di concerti per solo violino e archi.
Nel febbraio del 1711 Vivaldi e suo padre si recarono a Brescia, dove diede il suo Stabat Mater RV 621|, commissionato dalla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri. Nel 1718 Vivaldi iniziò a spostarsi con molta facilità, ma sembra non aver mai rotto i legami con la Pietà. Dalle registrazioni degli atti è possibile constatare che tra il 1723 e il 1729 fu pagato per comporre almeno 140 concerti.
Impresario d'opera al Sant'Angelo
| Perché Vivaldi smise di celebrare messa? |
| Relativamente all'abbandono dell'attività sacerdotale di Vivaldi, già da diverso tempo si sono diffusi pettegolezzi e leggende. In particolare in relazione all'aneddoto raccontato dal conte Grégoire Orloff: "Una volta che Vivaldi diceva la Messa, gli viene in mente un tema di fuga. Lascia allora l'altare sul quale officiava, e corre in sacrestia per scrivere il suo tema; poi torna a finire la Messa. Viene denunciato all'Inquisizione, che però fortunatamente lo giudica come un musicista, cioè come un pazzo, e si limita a proibirgli di dire mai più Messa."[9]. Tuttavia i veri motivi di questo ritiro sono spiegati dallo stesso Vivaldi in una lettera, datata 16 novembre 1737, scritta a Guido Bentivoglio d'Aragona: "Sono venticinque anni ch'io non dico messa né mai più la dirò, non per divieto o comando, come si può informare Sua Eminenza, ma per mia elezione, e ciò stante un male che io patisco a nativitate, pel quale io sto oppresso. Appena ordinato sacerdote, un anno o poco più ho detto messa, e poi l'ho lasciata avendo dovuto tre volte partir dall'altare senza terminarla a causa dello stesso mio male. Ecco la ragione per la quale non celebro messa.". |
Nella Venezia del primo XVIII secolo l'opera era l'intrattenimento musicale più popolare e più redditizio per i compositori. C'erano parecchi teatri in concorrenza fra loro. Quello che fino a pochi anni fa si credeva il primo lavoro teatrale vivaldiano, Ottone in villa (RV 729), fu rappresentato al Teatro delle Grazie di Vicenza nel maggio del 1713. Nuove ricerche, comunque, spostano l'esordio operistico di Vivaldi almeno al 1705, anno in cui Vivaldi completò il Creso tolto alle fiamme (RV Anh. 138) di Girolamo Polani per il Teatro Sant'Angelo di Venezia[10]. Nel 1714 divenne sia impresario che direttore delle musiche al Teatro Sant'Angelo di Venezia, dove allestì la sua seconda opera, l'Orlando finto pazzo (RV 727). Tuttavia il dramma sembra non aver avuto il successo sperato e per "salvare" la stagione Vivaldi presentò l' Orlando| di Giovanni Alberto Ristori, già dato l'anno precedente, con ulteriori ritocchi e aggiunte di propria mano. Nel 1715 mise in scena un pasticcio, il Nerone fatto Cesare (RV 724, perduto), con le musiche di vari compositori e 11 arie dello stesso Vivaldi. Il 1716 vide la rappresentazione di Arsilda (RV 700), molto probabilmente un successo, visto che dopo l'opera seguente (L'incoronazione di Dario, RV 719) furono proposte delle repliche con lo stesso, giovanissimo cast (in primis le future star Annibale Pio Fabbri, Anna Vicenza Dotti e Maria Teresa Cotti)[11]. Lo stesso anno fu rappresentata La costanza trionfante degli amori e degl'odii (RV 706), nel piccolo Teatro San Moisè.
Nello stesso periodo, la Pietà gli commissionò diversi lavori liturgici. I più importanti furono due oratorî|: il primo, Moyses Deus Pharaonis (RV 643), risulta sfortunatamente perduto e il secondo, Juditha triumphans (RV 644), composto nel 1716, è uno dei lavori sacri più noti del Prete Rosso. Fu commissionato per celebrare la vittoria della Repubblica di Venezia contro i Turchi| e la riconquista dell'isola di Corfù. Tutte le undici parti, sia maschili che femminili, furono interpretate dalle ragazze della Pietà e molte arie comprendevano parti per strumenti solisti come flauti dolci, oboi, clarinetti, viola d'amore, mandolini, che servivano per mettere in evidenza il talento delle ragazze anche in strumenti particolarmente rari e di non facile reperibilità per l'epoca.
In quanto rappresentante più in vista del moderno stile operistico, Vivaldi fu uno dei bersagli del pamphlet satirico Il teatro alla moda, pubblicato anonimo nel 1720 ma notoriamente scritto dal musicista e letterato Benedetto Marcello[12]. Benedetto Marcello, patrizio e magistrato veneziano, nonché musicista stimato da molti suoi contemporanei (incluso Johann Sebastian Bach), era sostenitore di una visione aristocratica ed elitaria della musica, ed era poco incline ad apprezzare gli aspetti più "popolari" della produzione operistica della sua epoca. L'unico riferimento esplicito a Vivaldi nel Teatro alla moda, peraltro, è nascosto nel frontespizio, dove una serie di anagrammi celano i nomi di personaggi ben noti all'epoca: fra questi, "ALDIVIVA" si riferisce chiaramente a Vivaldi. Nello stesso frontespizio è rappresentato un gruppo di personaggi su una peata, e la figuretta alata che indossa un cappello da prete e suona il violino potrebbe essere una caricatura di Vivaldi. Per il resto, l'opera si propone di criticare e ridicolizzare aspetti del teatro musicale[13] che erano estremamente diffusi all'epoca (come attestato, ad esempio, dalle Memorie di Carlo Goldoni) e non sono specificamente riconducibili all'attività di Vivaldi.
Gli anni della maturità
Nel 1717 o 1718 fu offerto a Vivaldi il prestigioso incarico di maestro di cappella da camera| alla corte del principe Filippo di Assia-Darmstadt|, governatore di Mantova e noto appassionato di musica. Si recò là, dove vi rimase per circa tre anni: di questo periodo, e precisamente della stagione 1720-1, ci rimangono testimonianze di almeno tre opere tra le quali Tito Manlio (RV 738 - vedi Opere|) e varie cantate| e serenate|. Successivamente Vivaldi fu a Milano, dove presentò nel 1721 il suo dramma pastorale La Silvia (RV 734) e nel 1722 l'oratorio L'adorazione delli tre re magi al bambino Gesù (RV 645, perduto). Sempre nel 1722 il compositore veneziano si recò a Roma, dove era stato invitato da papa Benedetto XIII a suonare per lui. Nel 1725 tornò a Venezia, dove nello stesso anno produsse quattro lavori teatrali.
Questo è anche il periodo in cui egli scrisse Le quattro stagioni, quattro concerti per violino che rappresentano le scene della natura in musica; probabilmente l'idea di comporre questi concerti gli venne mentre stava nelle campagne attorno Mantova e furono una rivoluzione nella concezione musicale: in essi Vivaldi rappresenta lo scorrere dei ruscelli, il canto degli uccelli , il latrato dei cani, il ronzio delle zanzare, il pianto dei pastori, la tempesta, i danzatori ubriachi, le notti silenziose, le feste di caccia (sia dal punto di vista del cacciatore che della preda), il paesaggio ghiacciato, i bambini che slittano sul ghiaccio e il bruciare dei fuochi. Ogni concerto è associato a un sonetto scritto dallo stesso Vivaldi, che descrive la scena raffigurata in musica. Furono pubblicati come i primi quattro concerti di una raccolta da dodici, Il cimento dell'armonia e dell'inventione Opus 8, pubblicata ad Amsterdam da Michel-Charles Le Cène nel 1725.
Durante il suo periodo a Mantova Vivaldi conobbe un'aspirante giovane cantante, Anna Girò (Anna Maddalena Teseire), la quale diventò sua studentessa, protetta e, successivamente, "prima donna" sino la fine della sua vita. Nonostante le voci che sostengono il contrario, non c'è nessuna prova sull'esistenza di una possibile relazione sentimentale tra Vivaldi e la Girò e i loro rapporti furono molto probabilmente solo professionali e di semplice amicizia.
Gli ultimi anni e la morte
All'apice della sua carriera, Vivaldi ricevette numerose commissioni dalle famiglie nobiliari e reali d'Europa. La cantata nuziale La Gloria (RV 687) fu scritta per il matrimonio di Luigi XV|. L'Opus 9, La cetra|, fu dedicata all'Imperatore Carlo VI|. Vivaldi ebbe occasione d'incontrare l'Imperatore in persona nel 1728, quando egli si recò a Trieste per supervisionare la costruzione di un nuovo porto. Carlo ammirò così tanto la musica del Prete Rosso che egli stesso disse di aver parlato più con il compositore in questa occasione che con i suoi ministri in due anni. Gli conferì il titolo di cavaliere|, una medaglia d'oro e un invito a venire a Vienna. Dal canto suo Vivaldi diede all'imperatore una copia del manoscritto de La cetra. Tuttavia questa raccolta di concerti è quasi completamente differente da quella pubblicata con lo stesso titolo come Opus 9; questo probabilmente fu dovuto a un ritardo di stampa e quindi Vivaldi fu costretto a riunire una collezione improvvisata di concerti.
Nel 1730, accompagnato da suo padre, viaggiò a Vienna e a Praga, dove la sua opera Farnace (RV 711) fu rappresentata. Alcune tarde opere segnarono la collaborazione con due dei maggiori librettisti italiani dell'epoca: L'olimpiade| e Catone in Utica furono scritte su libretto di Pietro Metastasio, il maggior rappresentante del movimento dell'Arcadia| e poeta cesareo alla corte di Vienna, mentre il libretto della Griselda| fu adattato dal giovane Carlo Goldoni da un precedente libretto di Apostolo Zeno.
La vita di Vivaldi, come quella di molti compositori del suo tempo, finì con non poche difficoltà finanziarie. Le sue composizioni non venivano più particolarmente stimate a Venezia; i veloci cambiamenti dei gusti musicali lo posero fuori moda e Vivaldi, in risposta a tutto questo, scelse di vendere un considerevole numero dei suoi manoscritti a prezzi insignificanti per finanziare una sua migrazione a Vienna. Le ragioni della partenza di Vivaldi da Venezia non sono chiare, ma sembra che fosse intenzionato ad incontrare Carlo VI, il quale già aveva apprezzato le sue composizioni (Vivaldi dedicò La cetra a Carlo nel 1727), e occupare la posizione di compositore di corte presso la Corte Imperiale. Inoltre a rafforzare la sua decisione di trasferirsi per Vienna, e di lasciare quindi per sempre l'Italia, fu il verificarsi di uno spiacevole episodio: alla vigilia dell'inizio di una stagione d'opera a Ferrara, che a quel tempo faceva parte dello Stato della Chiesa, il cardinale di Ferrara ricevette tante e tanto assidue lettere dai nemici di Vivaldi, che decise di proibire per pubblica immoralità la stagione. Questo oltre ai danni economici fu considerato da Vivaldi un affronto tale che decise di chiudere con l'Italia. È alquanto probabile che Vivaldi andò a Vienna per mettere in scena alcune sue opere al Kärntnertortheater. Tuttavia, poco dopo il suo arrivo a Vienna, nell'ottobre del 1740, Carlo morì. Ne seguì una guerra di proporzioni europee, la Guerra di successione austriaca che costrinse la figlia, la futura regina e imperatrice Maria Teresa d'Austria, a fuggire in Ungheria. Questo tragico colpo di sfortuna, oltre ad aver portato all'immediata chiusura di tutti i teatri viennesi sino all'anno successivo, lasciò il compositore senza protezione reale e fonte di reddito. Sfumato il suo piano, Vivaldi decise, forse perché troppo malato e troppo povero, di non tornare a Venezia e di rimanere a Vienna. Per tirare avanti dovette quindi svendere altri suoi manoscritti e infine tra la notte del 27| e il 28 luglio 1741 morì d' infezione intestinale (o forse a causa di asma bronchiale, forma della quale aveva sempre sofferto) nell'appartamento affittato presso la vedova Maria Agate Wahlerin. La casa, situata strategicamente vicino al Kärntnertortheater, era conosciuta anche come Satlerisch Haus; fu distrutta nel XIX secolo.
Il 28 luglio fu sepolto in una fossa comune al Spitaller Gottsacker di Vienna (la supposizione secondo la quale il giovane Franz Joseph Haydn aveva cantato nel coro durante la sepoltura di Vivaldi è stata provata come falsa). Il luogo della sepoltura di Vivaldi sta a fianco della Karlskirche di Vienna, nell'area di un istituto tecnico. La casa dove visse durante il breve periodo viennese fu demolita e al suo posto vi è attualmente l'Hotel Sacher. Targhe in sua memoria sono posizionate in ambedue i posti, come anche sono presenti una "Vivaldi star" nella Musikmeile viennese e un monumento nella Rooseveltsplatz. Ugualmente sfortunata, anche la sua musica cadde nell'oscurità, dove rimase fin quasi alla metà del XX secolo.
La musica di Vivaldi
| Un violinista apprezzato e un compositore criticato |
| Nonostante tutti i meriti che gli si attribuiscono relativamente allo sviluppo del concerto, Vivaldi fu lodato dai contemporanei più come un violinista che come compositore. Esemplare fu l'idea che il celebre Carlo Goldoni ebbe sul Prete Rosso, dopo che egli mise in musica il libretto La Griselda di Apostolo Zeno revisionato dallo stesso Goldoni, considerandolo un eccellente suonatore di violino e un mediocre compositore[14]. Johann Friedrich Armand von Uffenbach, che durante il carnevale del 1715 soggiornava a Venezia, assistette ad un'esecuzione di Vivaldi e mostrò molto più interesse per la sua tecnica di violinista che per la sua bravura compositiva. Dunque egli riportò: ... Mi ha veramente strabiliato per come è in grado di suonare il violino; egli saliva con le dita fino a un pelo dal ponticello, tanto da non lasciare quasi più spazio per l'arco... . William Hayes, che trovò generalizzate le opinioni che Avison aveva nei confronti del Prete Rosso, sostenne che Vivaldi aveva una grandiosa padronanza del suo strumento (violino), ma anche una vena compositiva debole che non gli permetteva di produrre buone parti. |
Innovando dal profondo la musica dell'epoca, Vivaldi diede più evidenza alla struttura formale e ritmica del concerto, cercando ripetutamente contrasti armonici e inventando temi e melodie inconsuete. Il suo talento consisteva nel comporre una musica non accademica, chiara ed espressiva, tale da poter essere apprezzata dal grande pubblico e non solo da una minoranza di specialisti. Vivaldi fu favorevolmente oggetto d'interesse della critica tedesca sua contemporanea. Tra i tedeschi si ricordano in particolare, Johann Adam Hiller, Ernst Ludwig Gerber e il flautista e compositore Johann Joachim Quantz. Costui riferì di aver ascoltato alcuni concerti (probabilmente de L'estro armonico) del Prete Rosso a Pirna nel 1714 e lui stesso li definì un nuovo genere di pezzi musicali dai magnifici ritornelli (questo fu uno dei maggiori riconoscimenti a Vivaldi da parte di personalità coeve). La sua musica ebbe infatti un notevole influsso sullo stile di diversi compositori sia austriaci che tedeschi. Tra questi il più noto fu il celebre Johann Sebastian Bach, il quale fu grandemente influenzato dalla forma del concerto vivaldiano: egli interiorizzò a tal punto alcuni concerti vivaldiani da volerli trascrivere per clavicembalo solista o per uno o più clavicembali e orchestra, tra questi il famoso Concerto per quattro violini, archi e clavicembalo op. 3 n. 10 (RV 580). Fino a poco tempo fa si credeva che fosse stato Vivaldi a trascrivere per violino alcune opere di Bach. Solo recentemente è stato dimostrato che il trascrittore fu invece Bach il quale, a dire il vero, non si limitò alla pura trascrizione, ma arricchì sistematicamente la trama vivaldiana dal punto di vista contrappuntistico.
Fu apprezzato anche dall'ambiente musicale francese, nel quale spiccano l'organista Michel Corrette e Pierre Gaviniès. La sua notorietà in Francia continuò per un certo periodo anche dopo la morte: si ricorda infatti che Jean-Jacques Rousseau nel 1775 fece un riarrangiamento per flauto della Primavera.
Fu invece attaccato duramente dagli inglesi, ad esempio Charles Avison sosteneva che la sua musica era adatta a far divertire i fanciulli. Nonostante questo in vita la sua musica strumentale ebbe successo in tutto Europa e fu oggetto di numerose ristampe sia francesi che inglesi.
In Italia, nonostante avesse fortemente influenzato e rinnovato la musica strumentale dell'epoca, fu praticamente ignorato dagli studiosi coevi e i suoi lavori teatrali dopo la sua morte caddero nell'oblio più totale, questo a causa della moda in voga nell'Italia del Settecento, ove si esigevano sempre nuovi autori e nuove musiche.
Vivaldi è considerato uno dei maestri della scuola barocca italiana, basata sui forti contrasti sonori e sulle armonie semplici e suggestive.
Praticamente dimenticato durante le stagioni del Classicismo e del Romanticismo, incontrò il gusto dei musicisti del primo Novecento. Dopo la riscoperta della sua opera nel secondo dopoguerra (grazie anche alla nascita di enti come l'Istituto Italiano Antonio Vivaldi, dediti allo studio e alla diffusione della musica vivaldiana) Vivaldi è oggigiorno uno dei compositori più amanti e ascoltati del Barocco, anche se non tutti i musicisti del XX secolo mostrarono tuttavia lo stesso entusiasmo: Igor Stravinskij disse provocatoriamente che «Vivaldi avrebbe scritto per cinquecento volte lo stesso concerto».
Catalogo delle opere
Il catalogo delle opere di Vivaldi è particolarmente vasto e complesso. La grande fama di cui godette in tutta Europa portò alla dispersione dei suoi manoscritti fino agli angoli più remoti del vecchio continente. Non è quindi raro che, in seguito al riordino delle collezioni di manoscritti di una biblioteca si rintraccino composizioni inedite delle quali si era persa notizia da secoli, come accaduto recentemente a Dresda.
Altro elemento di confusione è l'esistenza di diversi cataloghi delle sue opere, del tutto discordanti fra loro per ciò che riguarda la numerazione e la cronologia delle opere, fra i quali, solo di recente il Catalogo Ryom (contraddistinto dalla sigla RV) sembra aver raggiunto lo status di riferimento universale. Non è tuttavia raro imbattersi tuttora in pubblicazioni musicali che fanno riferimento ad una catalogazione diversa.
Il "corpus" delle composizione vivaldiano consta in circa 600 fra concerti e sonate, quasi 300 dei quali per uno o più violini, 30 circa per violoncello, 39 per fagotto, 25 per flauto, 25 per oboe etc. fino a toccare strumenti come il liuto, il mandolino ed altri strumenti molto raramente utilizzati in funzione concertistica, all'epoca.
Alle composizioni strumentali, si affianca una notevole produzione di musica sacra, che consta di poco meno di un centinaio di composizioni; notevole anche la produzione di musica vocale, comprendente oltre cento cantate ed arie.
Infine la sua attività di operista è stata recentemente riscoperta. Essa si compone di circa 45 titoli, di molti dei quali, purtroppo, si è perduta la parte musicale.
| Il catalogo Ryom delle opere di Vivaldi (Verzeichnis der Werke Antonio Vivaldis) |
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Diversi musicologi del XX secolo hanno creato cataloghi delle composizioni del Prete Rosso, in modo più o meno indipendente l'uno dall'altro, sulla base delle opere già note all'epoca della loro compilazione e ordinandole secondo criteri differenti. Ne consegue una certa difficoltà a riconoscerne le corrispondenze, tanto più che i primi sono ovviamente meno completi. I cataloghi sono citati con le sigle seguenti:
Composto nel 1973, ed aggiornato da allora in occasione di ritrovamenti di nuove opere, quest'ultimo è il più completo e si tende ormai ad utilizzarlo universalmente, soprattutto in ambiente discografico. </ul> (Consulta il catalogo|) </td> </tr> </table> |
Renaissance vivaldiana: il fondo Foà-Giordano
La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino possiede la più importante collezione di partiture autografe| di Vivaldi. La storia della sua acquisizione è così straordinaria da sembrare un romanzo.
Quando, nell'autunno 1926, il direttore del Collegio Salesiano San Carlo di Borgo San Martino (Casale Monferrato), don Federico Emanuel, intraprese alcuni lavori di manutenzione ebbe l'idea, per raccogliere i fondi necessari, di mettere in vendita gli antichi manoscritti musicali che possedeva la biblioteca del Collegio. Al fine di conoscere il prezzo da proporre agli antiquari|, sottopose gli spartiti al musicologo e direttore della Biblioteca Nazionale di Torino, Luigi Torri (1863-1932), che affidò questo lavoro ad Alberto Gentili (1873-1954), professore di storia della musica dell'università.
I grossi volumi della collezione contenevano quattordici opere di Antonio Vivaldi, musicista allora poco conosciuto al grande pubblico; c'erano anche opere di altri compositori, in particolare di Alessandro Stradella. Interessati a non voler disperdere una raccolta così eccezionale, gli esperti cercarono una soluzione per farla acquisire dalla Biblioteca di Torino, che non disponeva del bilancio necessario.
Una soluzione finì per essere trovata da Alberto Gentili: riuscì a persuadere un ricco agente di cambio, Roberto Foà, ad acquisire la raccolta e di farne dono alla biblioteca in memoria del suo giovane figlio Mauro, morto prematuramente alcuni mesi prima e il cui fondo doveva perpetuarne il nome. Tuttavia, avendo esaminato i manoscritti vivaldiani, Gentili scoprì che questi facevano parte di una raccolta più importante di cui si mise in testa di scoprire la parte mancante. Le opere cedute dai salesiani erano un lascito del marchese Marcello Durazzo (1842-1922): grazie all'aiuto di esperti di genealogia, s'identificò nel 1930 il proprietario degli altri volumi della collezione iniziale, figlio del fratello dell'altro proprietario, Flavio Ignazio (1849-1925), che abitava a Genova. Occorse tutta la pazienza e l'abilità del marchese genovese Faustino Curlo (1867-1935) per ottenere dal detentore che questa seconda raccolta fosse ceduta per ricostituire definitivamente l'insieme iniziale.
Poiché anche in questo caso la Biblioteca di Torino non disponeva dei fondi per l'acquisto, Alberto Gentili trovò un altro mecenate, l'industriale Filippo Giordano che accettò di comprare la raccolta e di farne dono alla Biblioteca di Torino in ricordo del figlio Renzo, morto da poco all'età di 4 anni. I due fondi così riuniti rimasero comunque distinti, sotto il nome rispettivamente di Raccolta Mauro Foà e Raccolta Renzo Giordano; i 27 volumi di manoscritti vivaldiani (quasi tutti autografi) comprendono 80 cantate|, 42 opere sacre|, 20 opere, 307 brani strumentali e l'oratorio| Juditha triumphans.
Dalle ricerche eseguite risultò che l'intera collezione era appartenuta al conte Giacomo Durazzo|, ambasciatore d'Austria a Venezia dal 1764 al 1784, ed era stata trasmessa per successione nell'illustre famiglia genovese.
I musicologi non poterono sfruttare rapidamente questa scoperta eccezionale poiché Alberto Gentili, al quale i diritti di studio e di pubblicazione erano stati espressamente riservati, era ebreo e come tale fu bloccato a causa delle leggi razziali del fascismo italiano. Fu solamente dopo la seconda guerra mondiale che lo studio e la pubblicazione poterono essere condotti al loro termine.
Reputazione postuma
Vivaldi rimase sconosciuto per i suoi concerti pubblicati e largamente ignorato sino a dopo la rinascita dell'interesse per la musica di Bach, iniziata grazie a Felix Mendelssohn-Bartholdy|. Perfino il suo lavoro più noto, Le quattro stagioni, non fu noto nella sua edizione originale. Agli inizi del XX secolo il concerto in stile vivaldiano composto da Fritz Kreisler[15], il quale fu fatto passare dallo stesso autore come un lavoro originale del Prete Rosso, aiutò al risorgere delle fortune di Vivaldi. Questo spinse lo studioso francese Marc Pincherle ad iniziare un lavoro accademico sull'opera del compositore veneziano. La scoperta di numerosi manoscritti di Vivaldi e la loro acquisizione da parte della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino portò a un rinnovato interesse per Vivaldi. La rinascita dei lavori non pubblicati di Vivaldi nel XX secolo si ebbe grazie soprattutto all'impegno di Alfredo Casella, che nel 1939 organizzò l'ormai storica Settimana di Vivaldi, nella quale vennero riscoperti il Gloria RV 589 e L'olimpiade (RV 725). Dalla Seconda guerra mondiale le composizioni di Vivaldi furono oggetto di un successo universale e con l'avvento dell'esecuzioni filologiche incrementò ulteriormente la sua fama. Nel 1947 l'uomo d'affari veneziano Antonio Fanna fondò l'Istituto Italiano Antonio Vivaldi, con il compositore Gian Francesco Malipiero come direttore artistico, con l'intento di promuovere la musica di Vivaldi la pubblicazione di nuove edizioni dei suoi lavori. La musica di Vivaldi, insieme a quella di Mozart, Čajkovskij e Corelli, è stata inclusa nelle teorie di Alfred Tomatis sugli effetti della musica sul comportamento umano e viene utilizzata nella terapia musicale.
Vivaldi al cinema
In ambito cinematografico, come personaggio Vivaldi appare nel film Piccoli delitti veneziani del 1989 diretto da Étienne Périer, film incentrato su un episodio della vita di Carlo Goldoni. Un altro film - Vivaldi - completato nel 2005 da una coproduzione italo-francese, sotto la direzione di Jean-Louis Guillermou e con la partecipazione come interpreti di Stefano Dionisi, nei panni di Antonio Vivaldi e di Michel Serrault, nel ruolo del vescovo di Venezia; questa è la prima pellicola sulla vita di Vivaldi. Un ulteriore film ispirato sulla biografia del celebre compositore è in preparazione, con il titolo provvisorio Vivaldi, prodotto da Boris Damast e con Joseph Fiennes nelle vesti del musicista; il cast vede inoltre la partecipazione di Malcolm McDowell, Jacqueline Bisset e Gérard Depardieu.
La musica strumentale
Raccolte a stampa
| Opus | Titolo | Editore |
|---|---|---|
| Opus I| | 12 sonate per due violini e basso continuo[16] | Venezia, G. Sala|, 1703 |
| Opus II| | 12 sonate per violino e basso continuo[17] | Venezia, A. Bortoli, 1708 |
| Opus III| | L'estro armonico, 12 concerti[18] | Amsterdam, E. Roger|, 1711 |
| Opus IV| | La stravaganza, 12 concerti[19] | Amsterdam, E. Roger|, 1716 |
| Opus V | 6 sonate per uno e due violini e basso continuo[20] | Amsterdam, J. Roger|, 1716 |
| Opus VI | 6 concerti per violino, archi e basso continuo | Amsterdam, J. Roger|, 1719 |
| Opus VII | 12 concerti [21] | Amsterdam, J. Roger|, 1720 |
| Opus VIII| | Il cimento dell'armonia e dell'inventione, 12 concerti[22] | Amsterdam, M.-C. Le Cène|, 1725 |
| Opus IX| | La cetra|, 12 concerti[23] | Amsterdam, M.-C. Le Cène|, 1727 |
| Opus X | 6 concerti per flauto traverso, archi e basso continuo | Amsterdam, M.-C. Le Cène|, 1729 |
| Opus XI | 6 concerti [24] | Amsterdam, M.-C. Le Cène|, 1729 |
| Opus XII | 6 concerti [25] | Amsterdam, M.-C. Le Cène|, 1729 |
| (Opus XIII)| | Il pastor fido|, 6 sonate per musette o ghironda, flauto traverso, oboe, violino e basso continuo.[26] (spuria) | Parigi, Mme Boivin, 1737 |
| (Opus XIV)| | 6 sonate per violoncello e basso continuo | Parigi, edizione Le Clerc le cadet - Le Clerc-Boivin, 1740 |
Sonate e concerti
Vivaldi compose circa 90 sonate le quali presentano sia una forma che uno stile conservativo, riflettendo così l'importanza che ebbe in Italia questo genere. Le sonate a tre op. 1 e 5 risentono fortemente dell'influsso dei lavori da camera di Arcangelo Corelli, mentre le sonate per uno strumento, scritte per lo più per il violino, violoncello e strumenti a fiato|, presentano uno stile misto tra la sonata da chiesa che da camera|. Tra le sue sonate più importanti si ricordano le RV 68, RV 70, RV 71 e RV 77, le quali probabilmente anticiparono i duetti op. 3 di Jean-Marie Leclair[27].
| | Per approfondire, vedi la voce Catalogo delle opere di Vivaldi. |
| Sonate [28] | ||||
| 61 sonate per uno strumento e basso | ||||
| N° | Strumento | |||
|---|---|---|---|---|
| 40 | violino | |||
| 9 | violoncello | |||
| 6 | musette o ghironda, violino, oboe, flauto | |||
| 4 | flauto | |||
| 1 | oboe | |||
| 1 | flauto diritto| | |||
| 27 sonate a tre (due strumenti e basso) | ||||
| N° | Strumento | |||
| 20 | due violini| | |||
| 5 | due strumenti diversi| | |||
| 1 | due oboi| | |||
| 1 | due flauti| | |||
| 3 sonate a quattro (quattro parti strumentali) | ||||
| 2 | due violini|, viola| e basso| | |||
| 1 | due strumenti diversi|, oboe, chalumeau e organo| obbligato | |||
| Concerti[29] | ||||
| 329 concerti con uno strumento solista | ||||
| N° | Strumento | |||
| 220 | violino | |||
| 37 | fagotto | |||
| 27 | violoncello | |||
| 19 | oboe | |||
| 13 | flauto | |||
| 7 | viola d'amore | |||
| 3 | flautino | |||
| 2 | flauto diritto| | |||
| 1 | mandolino | |||
| 45 concerti doppi (due strumenti solisti, orchestra d'archi e continuo) | ||||
| N° | Strumento | |||
| 25 | due violini| | |||
| 11 | due strumenti diversi| | |||
| 3 | due oboi| | |||
| 2 | due corni| | |||
| 1 | due violoncelli| | |||
| 1 | due mandolini| | |||
| 1 | due flauti| | |||
| 1 | due trombe| | |||
| 34 concerti di gruppo (più di due strumenti solisti, orchestra d'archi e continuo) | ||||
| 4 concerti per due orchestre d'archi e solista (o solisti) | ||||
| 22 concerti da camera (da 3 a 6 strumenti solisti e continuo) | ||||
| 44 concerti per orchestra d'archi e continuo | ||||
La musica vocale
Opere
Attualmente di Vivaldi ci giungono, parziali o complete, 21 opere, tutti drammi per musica, le quali dal punto di vista drammatico seguono i tipici canoni dell'opera seria dell'epoca. La musica è tuttavia vitale e ricca d'inventiva. Inoltre non è raro trovare in alcuni "pasticci" della tarda maturità del Prete Rosso arie di altri compositori contemporanei, come Leonardo Leo, Geminiano Giacomelli, Johann Adolf Hasse e Giovanni Battista Pergolesi. Per i pasticci allestiti da altri compositori con arie di Vivaldi, consultare la sezione degli Anhang| relativa
| N° | Titolo | Libretto | Prima esecuzione | Partitura (stato di conservazione) | Note | Rielaborazione o ripresa | Arie sparse (quantità e locazione) | Arie sparse (numerazione Ryom[30] / Strohm[31]) | ||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| RV 695 | L'Adelaide | Antonio Salvi? | Verona, Filarmonico, carnevale 1735 | perduta | ded. A. Grimani | |||||
| RV 696/nclass. RV Anh. 88 | Alvilda | Apostolo Zeno (da L'amor generoso o da L'amazzone corsara di G. C. Corradi) | Praga, Sporck, primavera 1731 | perduta | alcune arie di Antonio Vivaldi (eccetto le arie bernesche) - Pasticcio arrangiato dall'impresario Antonio Denzio a partire dalla partitura RV 709-A[32] | |||||
| RV 697-A | Argippo | Domenico Lalli | Vienna, 1730 | perduta | alcune concordanze con RV Anh. 137 | |||||
| RV 697-B | Argippo | Domenico Lalli | Praga, Sporck, autunno 1730 | perduta | 6 arie databili intorno al 1733[33] appartenenti ad una ripresa successiva dell'Argippo (vedi RV Anh. 137) sono stati ritrovati dal direttore Ondrej Macek [34] | |||||
| RV 698/nclass. RV Anh. 89 | Aristide | Carlo Goldoni? | Venezia, San Samuele, autunno 1735 | perduta | falsamente attribuito a Vivaldi (vedi RV Anh. 89) | |||||
| RV 699-A | Armida al campo d'Egitto | Giovanni Palazzi[35] | Venezia, San Moisè, 15 febbraio 1718 | perduta | L'aria Agitata de' venti dall'onte è riutilizzata da Georg Philipp Telemann in Ulysses (RV Anh. 126) | riprese Armida al campo d'Egitto, vedi RV 699-B; Gl'inganni per vendetta, vedi RV 720/RV 699-C; Armida al campo d'Egitto, vedi RV 699-D - una ripresa anche a Lodi nel 1719, che, però, manca nel Catalogo Ryom [36] | ||||
| RV 699-B | Armida al campo d'Egitto | Giovanni Palazzi, (da Torquato Tasso) | Mantova, Arciducale, 24 aprile 1718 | part. perd. | a giudicare dal libretto quasi identica a RV 699-A (qualche inserzione da RV 737) | |||||
| RV 699-D | Armida al campo d'Egitto | Giovanni Palazzi, (da Torquato Tasso) | Venezia, Sant'Angelo, 12 febbraio 1738 | conservata (manca il II atto) | contiene 2 arie di Leonardo Leo - partitura praticamente identica a RV 699-A - conservata in I-Tn Foà 38 | ... | 1 aria superstite del II atto in DK-Kb[37] (Chi alla colpa fa tragitto) | Ryom n.223,227,229,209,170 - Strohm n.-,166,225,11,16 | ||
| RV 700 | Arsilda | Domenico Lalli | Venezia, Sant'Angelo, 27| o 28 ottobre 1716 | conservata (2 testimoni) | partiture in I-Tn Foà 35 (1 autografa e 1 copia) - almeno 10 arie alternative nell'autografo, la copia presenta 13 arie in meno | 17 arie in D-Dlb (Mus.1-F-30) | Ryom n.76-91 - Strohm n.73-78 | |||
| RV 701/RV 706-B | Artabano, rè de' Parti | Antonio Marchi | Venezia, San Moisè, carnevale 1718 | perduta | ripresa di RV 706-A | |||||
| RV 701/RV 706-C | Artabano, rè de' Parti | Antonio Marchi | Vicenza, Garzerie, carnevale 1719 | perduta | ||||||
| RV 702-A | L'Atenaide | Apostolo Zeno | Firenze, Pergola, 20| o 29 dicembre 1729 | perduta | uso di alcune arie tratte da RV 711 e 728| | L'Atenaide, vedi RV 702-B | ||||
| RV 702-B | L'Atenaide| | Apostolo Zeno | 1731 o 1732? | conservata (non autografa) | partitura quasi identica a RV 702-A, preservata in I-Tn Giordano 39 | ... | 5 arie in D-Dlb (Mus.2389-J-1)[38] di cui 1 alternativa non preservata in Giordano 39 (Sovrana sul trono d'augusto) | Ryom n.64,56,60,61,67,69 | ||
| RV 703 | Il Bajazet (Tamerlano)| | Agostino Piovene | Verona, Filarmonico, carnevale 1735 | conservata (parzialmente autografa) | past. arr. da Antonio Vivaldi, contiene arie di Johann Adolf Hasse, Nicola Porpora, Geminiano Giacomelli e Riccardo Broschi; partitura in I-Tn Giordano 36 | |||||
| RV 704 | La Candace | Francesco Silvani, rielab. di Domenico Lalli (da Héraclius, empereur d'Orien di Pierre Corneille) | Mantova, Arciducale, carnevale 1720 | perduta | ... | ... | 11 arie e un quartetto in I-Tn Foà 28 | Ryom n.1,2,40-50 - Strohm n.176,177,212-221 | ||
| RV 705 | Catone in Utica | Pietro Metastasio | Verona, Filarmonico, marzo? 1737 | conservato solo II e III atto | partitura in I-Tn Foà 28 | Catone in Utica, Graz, Tummelplatz, carnevale 1740, vers. diff. di RV 705, partitura dispersa | ||||
| RV 706-A | La costanza trionfante degl'amori e de gl'odii | Antonio Marchi | Venezia, San Moisè, gennaio? 1716 | perduta | Artabano, rè de' Parti, vedi RV 701/RV 706-B/RV 706-C; L'Artabano, vedi RV 706-D; Doriclea, vedi RV 708/RV 706-E; Die über Hass und Liebe siegende Beständigkeit, oder Tigrane, vedi RV Anh. 57; L'odio vinto dalla costanza, vedi RV Anh. 51 | 15 arie ed un duetto conservati in varie fonti, alcune di recente scoperta [39] | Ryom n.169,172,173,189,199,210,211 Strohm n.10,18,17,160,8,6,11 | |||
| RV 706-D | L'Artabano | Antonio Marchi | Mantova, Arciducale, carnevale 1725 | perduta | ||||||
| RV 707 | Cunegonda | Agostino Piovene (da La principessa fedele) | Venezia, Sant'Angelo, 29 gennaio 1726 | perduta | pasticcio (?) | |||||
| RV 708/RV 706-E | Doriclea | Antonio Marchi | Praga, Sporck, carnevale 1732 | perduta | adatt. dalla prima vers. di RV 706 | |||||
| RV 709-A | Dorilla in Tempe | Antonio Maria Lucchini | Venezia, Sant'Angelo, 9 novembre 1726 | perduta | Dorilla in Tempe, vedi RV 709-B; Dorilla in Tempe, vedi RV 709-C; La Dorilla, vedi RV 709-D | |||||
| RV 709-B | Dorilla in Tempe | Antonio Maria Lucchini | Praga, Sporck, primavera 1732 | part. perd. | ripresa curata da Vivaldi o da Antonio Denzio? - alcune arie da RV 700 | |||||
| RV 709-C | La Dorilla| | Antonio Maria Lucchini | Venezia, Sant'Angelo, 2 febbraio 1734 | part. perd. | numerosi cambiamenti rispetto a RV 709-A | |||||
| RV 709-D | Dorilla in Tempe| | Antonio Maria Lucchini | esec. sconosciuta | conservata (parzialmente autografa) | past. arr. da Antonio Vivaldi a partire da RV 709-C, con arie di Johann Adolf Hasse, Geminiano Giacomelli e Leonardo Leo | |||||
| RV 710 | Ercole su'l Termodonte | Giacomo Francesco Bussani | Roma, Capranica|, gennaio 1723 | perduta | ... | ... | 23 arie in varie fonti (F-Pc, B-Bc, D-MUs) | Ryom n.104-127,140-145,186,187,191,193,195-197,216,226 - Strohm n.35-58,137-142,153,158,159,157,2,165 | ||
| RV 711-A | Farnace| | Antonio Maria Lucchini | Venezia, Sant'Angelo, 10 febbraio 1727 | perduta | Farnace, vedi RV 711-B; RV 711-C; RV 711-D; RV 711-E; RV 711-F e RV 711-G | |||||
| RV 711-B | Farnace| | Antonio Maria Lucchini | Venezia, Sant'Angelo, autunno 1727 | part. perd. | rielaborazione di RV 711-A per il cambio di cast rispetto alla stagione precedente | |||||
| RV 711-C | Farnace| | Antonio Maria Lucchini | Praga, Sporck, primavera 1730 | part. perd. | Possibili arie non vivaldiane secondo Freeman per il ruolo buffo di Grillone, non previsto dai libretti di RV 711-A e RV 711-B[40] | |||||
| RV 711-D | Farnace| | Antonio Maria Lucchini | Pavia, Omodeo, primavera 1731 | conservata | partitura in I-Tn Giordano 36 | |||||
| RV 711-E | Farnace| | Antonio Maria Lucchini | Mantova, Arciducale, carnevale 1732 | part. perd. | ||||||
| RV 711-F | Farnace| | Antonio Maria Lucchini | Treviso, Dolfin, carnevale 1737 | part. perd. | ||||||
| RV 711-G | Farnace| | Antonio Maria Lucchini | Ferrara, progett. 1738 (ma non realizzata) | conservata (manca il III atto) | partitura in I-Tn Giordano 37 | |||||
| RV 712 | La fede tradita e vendicata | Francesco Silvani | Venezia, Sant'Angelo, 16 febbraio 1726 | perduta | Ernelinda, vedi RV Anh. 45 | 1 aria conservata (Sin nel placido soggiorno - sita in D-Dlb (Mus.2389-J-1)) | Ryom n.52 - Strohm n.94 | |||
| RV 713 | Feraspe | Francesco Silvani (da L'innocenza giustificata) | Venezia, Sant'Angelo, 7 novembre 1739 | part. perd. | ||||||
| RV 714 | La fida ninfa | Scipione Maffei | Verona, Filarmonico, 6 gennaio 1732 | conservata (autografa) | partitura in I-Tn Giordano 39bis | Il giorno felice, vedi RV Anh. 92 | 9 arie in D-Dlb (Mus.2389-J-1)[41] | Ryom n.54,57,62,65,68,70,74,75 | ||
| RV 715 | Filippo | Domenico Lalli | Venezia, Sant'Angelo, 27 dicembre 1720 | perduta | I e II atto di Giuseppe Boniventi, III di Antonio Vivaldi | 1 aria in F-Pc (Scherza di fronda in fronda - attribuita ad Orlandini|, ma l'attribuzione è smentita da Talbot[42]) | ||||
| RV 716 | Ginevra | Antonio Salvi (da Ludovico Ariosto) | Firenze, Pergola,17 gennaio 1736 | part. perd. | ||||||
| RV 717 | Giustino| | Nicolò Berengani, Pietro Pariati | Roma, Capranica|, carnevale 1724 | conservata | partitura in I-Tn Foà 34 - lacuna di 1 aria in III.3 (Di re sdegnato) - l'aria La cervetta timidetta (III.7) è usata da Haendel nel suo Catone (RV Anh.80) | 2 arie in F-Pc | Ryom n.178,179 - Strohm n.135,136 | |||
| RV 718 | Griselda| | Apostolo Zeno con rielab. di Carlo Goldoni (da Il decameron| di Giovanni Boccaccio | Venezia, San Samuele, 18 maggio 1735 | conservata | partitura in I-Tn Foà 36 - 1 aria alternativa a II.7 (Dovresti esser contento) | 2 arie (in D-B e I-Mc) | Ryom n.214,235 - Strohm n.19,169 | |||
| RV 719 | L'incoronazione di Dario | Adriano Morselli | Venezia, Sant'Angelo, 23 gennaio 1717 | conservata | partitura in I-Tn Giordano 38 | 1 aria in F-Pc | Ryom n.184 - Strohm n.146 | |||
| RV 720/RV 699-C | Gl'inganni per vendetta | Giovanni Palazzi/Domenico Lalli | Vicenza, Garzerie, ottobre 1720 | part. perd. | ||||||
| RV 721 | L'inganno trionfante in amore | Giovanni Maria Ruggieri (da Laodicea e Berenice di Matteo Noris) | Venezia, Sant'Angelo, autunno 1725 | part. perd. | ... | ... | 1 aria conservata (Al balenar del brando - sita in D-Bd, Mus.9050) | Ryom n.- , Strohm n.- | ||
| RV 722 | Ipermestra | Antonio Salvi | Firenze, Pergola, 25 gennaio 1727 | perduta | l'aria Vaghe luci luci belle (I.1) è riutilizzata da Haendel nel suo Catone (RV Anh. 80) e da Leonardo Vinci in Stratonica (RV Anh. 124) | ... | 3 arie in US-BE (Ms.13): Priva del suo compagno, Vaghe luci luci belle,Sazierò col morir mio) | Ryom n.162,163,165 - Strohm n.235,236,237 | ||
| RV 723 | Motezuma | Girolamo Alvise Giusti | Venezia, Sant'Angelo, 14 novembre 1733 | parzialmente conservata | partitura ritrovata presso Bibl. Singakademie Berlino da Steffen Voss[43] (2004), L'esemplare in questione è non autografo (copista "Scribe 4"), acefalo ed adespota [44] | |||||
| RV 724 | Nerone fatto Cesare | Matteo Noris | Venezia, Sant'Angelo, carnevale 1715 | perduta | past. arr. da Antonio Vivaldi | Nerone fatto Cesare, Brescia, Accademia, carnevale 1716, forse adatt. della vers. 1715 con molte nuove arie (arrangiato dall'impresario Pietro Denzio?[45]) | ||||
| RV 725 | L'Olimpiade | Pietro Metastasio | Venezia, Sant'Angelo, 17 febbraio 1734 | conservata (autografa - bella copia con correzioni) | partitura in I-Tn Foà 39 - numerose correzioni probabilmente per una rappresentazione a Ferrara per il 1739 poi non realizzata | 3 arie in US-BE (Ms.120) | Ryom n.166,167,168 | |||
| RV 726 | L'oracolo in Messenia | Apostolo Zeno (dalla Merope) | Venezia, Sant'Angelo, 30 dicembre 1737 | part. perd. | L'oracolo in Messenia, Vienna, Kärntnertor, carnevale 1742, molti testi delle arie modificati | |||||
| RV 727 | Orlando finto pazzo| | Grazio Braccioli (da Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo) | Venezia, Sant'Angelo, novembre 1714 | conservata (autografa - copia di lavoro) | partitura in I-Tn Giordano 38 - 9 arie alternative in partitura (3 in appendice) | 2 arie in D-SHs | Ryom n.249,250 - Strohm n.120,121 | |||
| RV 728 | Orlando (furioso)| | Grazio Braccioli (da Ludovico Ariosto) | Venezia, 10 novembre? 1727 | conservata (copia di lavoro) | libretto simile ma mus. diff. da RV 727 e RV Anh. 84 - partitura in I-Tn Giordano 39bis - lacune nel 3° atto (mancano le arie Come l'onda e Non è felice un'alma - Haendel riutilizza l'aria Benché nascondi (II.2) per il suo Catone (RV Anh. 80) | Orlando (furioso), Braunschweig, 1722 (RV Anh. 122), prob. past., part. perd.; Orlando (furioso), Brno, Taverna, carnevale 1735, mus. di Antonio Vivaldi, a riserva di alcune arie; Orlando (furioso), Bergamo e Vicenza, 1738 (rispettivamente RV anh.127.22 e 127.23), due libretti quasi identici, diff. per il frontespizio, un interprete e un dedica; Orlando (furioso), Este, Teatro Grillo, fiera 1740 (RV Anh. 127.24), solo libretto, autore della mus. non specificato; Orlando (furioso), Bassano, Nuovo Teatro, 1741 (RV Anh.127.25), solo libretto, autore della mus. non specificato | ||||
| RV 729-A | Ottone in villa | Domenico Lalli (da Messalina di Francesco Maria Piccioli) | Vicenza, Garzerie, maggio 1713 | conservata (bella copia) | partitura in I-Tn Foà 37 - l'aria Io sembro appunto è riutilizzata da Francesco Gasparini in Eumene (RV Anh. 81) | vedi RV 729-B | Ryom n.232 - Strohm n.- | |||
| RV 729-B | Ottone in villa | Domenico Lalli | Treviso, Dolfin, 1729 | perduta | diverse interpolazioni rispetto a RV 729-A - alcune arie scritte ex novo | |||||
| RV 730 | Rosilena ed Oronta | Giovanni Palazzi | Venezia, Sant'Angelo, 17 gennaio 1728 | part. perd. | Anna Girò canta un'aria proveniente da RV 730 in Ezio RV Anh. 127a.13 | |||||
| RV 731 | Rosmira fedele o Rosmira[46] | Silvio Stampiglia (da Partenope) | Venezia, Sant'Angelo, 27 gennaio 1738 | conservata (parzialmente autografa) | past. arr. da Antonio Vivaldi con arie di Johann Adolf Hasse, Antonio Pampino, Giovanni Antonio Paganelli, Leonardo Vinci, Georg Friedrich Händel, Giovanni Battista Pergolesi e Antonio Maria Mazzoni - Introdutione di Girolamo Micheli - partitura in I-Tn Foà 36 - gravi lacune nel I e nel III atto | Rosmira, Klagenfurt, carnevale 1738, solo libretto, vers. molto diff. di RV 731; Rosmira, Graz, Tummelplatz, autunno 1739, solo libretto, vers. molto diff. di RV 731 | un testimone dell'aria Chi mai d'iniqua stella (III.5), mancante dalla partitura F.36 | Ryom n.255 - Strohm n.1 | ||
| RV 732 | Scanderbeg | Antonio Salvi | Firenze, Pergola, 22 giugno 1718 | perduta | ... | ripresa a Siena nel 1718 con lo stesso cast, Ryom non lo menziona nel Catalogo| [47] | cons. solo 4 arie e 2 recit. in I-Tn [Foà 28] : Fra catene ognor penando (cfr. I.15 RV 738), Con palme ed allori (cfr. III.1 RV 736, III.2 RV 739), Nelle mie selve natie (cfr. II.8 RV 739), S'a voi penso luci belle | Ryom n.21,33,8,35 + n.32,34 (recitativi[48]) - Strohm n.196,206,183,207 | ||
| RV 733 | Semiramide| | Francesco Silvani | Mantova, Arciducale, carnevale 1732 | perduta | ... | 5 arie in D-Db (Mus.2389-J-1), all'interno in un portfolio[49] autografo presumibilmente destinato alla corte di Dresda[50] : Anche il mar par che sommerga (cfr. II.2 RV 703), Dal trondo in cui t'aggiri (cfr. I.16 RV 723, II.9 RV 703), Con la face di Megera, Vincerà l'aspro mio fato (cfr. II.5 RV 703, III.3 RV 695), Quegli occhi luminosi, E prigioniero e re. | Ryom n.59,52,66,71,58,63 | |||
| RV 734 | La Silvia | Enrico Bissari | Milano, Regio Ducale, 26| o 28 agosto 1721 | perduta | dramma pastorale - contiene frammenti interpolati da una Medea e Giasone non testimoniati nella tradizione vivaldiana ma databili intorno al 1720 per congettura[51] | ... | 2 arie in B-Bc, 7 arie in I-Tn [Foà 28] | Ryom n.217,218,182[52],3,15-20,22 - Strohm n.3,4,149[53],178,179[54],190-194,197 | ||
| RV 735-A | Siroe | Pietro Metastasio | Reggio Emilia, ascensione 1727 | perduta | ||||||
| RV 735-B | Siroe, rè di Persia | Pietro Metastasio | Ancona,1738 | perduta | ||||||
| RV 735-C | Siroe, rè di Persia | Pietro Metastasio | Ferrara, Bonacossi, 1739 | perduta | ||||||
| RV 736 | Teuzzone| | Apostolo Zeno | Mantova, Arciducale, 26 dicembre 1718 | conservata (2 testimoni) | contiene 3 arie di Giuseppe Maria Orlandini (Ove mesto giro il guardo,Tornerò pupille belle e Ritorna a lusingarmi[55]) - partiture in I-Tn Foà 33 e D-Bds Mus.ms.125 | 1 aria in I-Tn [Foà 28], US-BE (Ms.13), 2 arie in D-SHl | Ryom n.7,161,246,247 - Strohm n.182,234,123,124 | |||
| RV 737 | Tieteberga | Antonio Maria Lucchini | Venezia, 16 ottobre 1717 | perduta | numerose arie in RV 699-B,RV 699-C,RV 717,RV 736,RV 740 - Cross individua nell'aria Qual candido fiore (RV 728 - II.5) un rimaneggiamento dell'aria Le vaghe pupille (I.2) - l'aria Esangue sì cadrà è riutilizzata da Georg Philipp Telemann in Ulysses (RV Anh. 126) | ... | 3 arie conservate: L'innocenza sfortunata (I-Tn, Foà 28) In quella solo in quella (F-Pn - cfr. II.4 in RV 740) Ruscelletto ch'è lungi dal mare (F-Pc - cfr. III.2 in RV 717) | Ryom n.31,174,185 - Strohm n.205,15,147 | ||
| RV 738 | Tito Manlio | Matteo Noris | Mantova, Arciducale, carnevale 1719 | conservata (2 testimoni) | con indicazione musica del Vivaldi fatta in 5 giorni, partitura in I-Tn Giordano 39 e Foà 37 | |||||
| RV 738? | Tito Manlio | Matteo Noris | 1739? | esiste (?) | Giazotto riporta un "faccio fede" del 27 febbraio 1739[56].I musicologi odierni hanno confutato duramente l'esistenza di questo documento dal momento che Giazotto non ne ha mai fornito l'esatta collocazione.Ryom stesso non prende in considerazione questa ripresa del Tito Manlio nella nuova edizione del Verzeichnis[57] | |||||
| RV 739 | La verità in cimento | Giovanni Palazzi, Domenico Lalli | Venezia, Sant'Angelo, 26 ottobre? 1720 | conservata (parzialmente autografa) | partitura in I-Tn Foà 33 - almeno 10 arie alternative in partitura (possibili disordini per caduta o aggiunta di fascicoli estranei secondo Ryom[58] - l'aria Amato ben tu sei la mia speranza è riutilizzata da Leonardo Vinci in Ginevra (RV Anh. 91) | ... | una collezione di arie in D-Mbs Mus.ms.1120 | Ryom n.20,28-30,36-38,50 - Strohm n.195,202-204,208-210,222 | ||
| RV 740 | La virtú trionfante dell'amore e dell'odio overo il Tigrane | Francesco Silvani | Roma, Capranica|, carnevale 1724 | conservata | I atto e interm. di Benedetto Micheli, il III di Nicola Romaldi; si conserva solo il II atto di Antonio Vivaldi - partitura in I-Tn Giordano 37 - 1 aria alternativa (Care pupille - II.4) | 3 testimoni dell'aria Lascierà l'amata salma (F-Pc, F-Pn, I-Rc) | Ryom n.180,190,174 - Strohm n.143,155,174 |
Cantate e serenate
Vivaldi compose le sue cantate basandosi principalmente sulla maniera napoletana tipica dei compositori successivi ad Alessandro Scarlatti e Benedetto Marcello: sono costituite da una serie di due o più arie da capo che si alternano con recitativi. Lo scenario è costituito invariabilmente dai temi dell'Arcadia|: pastori in preda ai tormenti dell'amore e da ninfe incostanti (gli attributi sono reversibili) dei cui cuori vulnerabili Cupido fa strage.[59]
Sono state trovate di Vivaldi:
- 22 cantate per soprano e basso continuo;
- 8 per contralto e basso continuo;
- 5 per soprano e accompagnamento strumentale;
- 4 per contralto e accompagnamento strumentale.
| | Per approfondire, vedi la voce Catalogo delle opere di Vivaldi. |
Musica sacra
La musica sacra di Vivaldi fu poco conosciuta fuori dall'Italia e, come tutti i suoi lavori, dopo la sua morte cadde nell'oblio e man mano tornò completamente in auge a partire dalla fine degli anni trenta del XX secolo. Ci sono prevenute circa cinquanta opere di musica sacra di genere differente: parti della Messa tridentina e loro introduzione su testo libero (Kyrie, Gloria, Credo), salmi, inni|, antifone|, mottetti|. L'impegno del Prete Rosso nel repertorio sacro ebbe un carattere sostanzialmente occasionale, poiché il musicista non ebbe né commissioni né ricoprì mai stabilmente l'incarico prestigioso di maestro in San Marco[60]. La sua produzione appartiene al cosiddetto stile moderno (ossia concertato, tipico della musica veneziana, che si contrappone al severo stile antico della musica di Palestrina|), anche se molti movimenti dei suoi lavori rimangono comunque legati allo stile osservato. Si attengono alla produzione concertata anche i suoi lavori a cappella, come il Lauda Jerusalem a 4 voci e il Credidi a 5 voci, dove gli strumenti man mano si staccano dai gruppi del coro. Questo repertorio fu inoltre soggetto alle influenze operistiche dell'epoca. Questo lo si può soprattutto osservare nei suoi mottetti per voce solista, descritti da Denis Arnold come « concerti per voce », presentano parti di pure esibizioni vocali. Vivaldi compose inoltre otto mottetti d' « introduzione », i quali dovevano servire come premessa ai lavori in larga scala (Gloria, Dixit Dominus, Miserere); questo sottogenere fu scarsamente utilizzato da altri compositori. Un'altra particolarità che contraddistingue la musica sacra del Prete Rosso è la frequente assegnazione della parte melodica al violino nei movimenti corali, lasciando quindi il coro cantare in omofonia| di sottofondo (ad es. nel movimento iniziale e finale del Credo RV 591|). In questo modo Vivaldi anticipò le messe sinfoniche della generazione di Haydn|. Anche le influenze del concerto non esitano a manifestarsi. Basti notare il Beatus vir RV 598|, il quale presenta un ampio intervallo di 420 battute nella forma del ritornello. Tra i suoi lavori sacri attualmente più noti si ricordano il Gloria RV 589|, i Magnificat RV 610 e 611, lo Stabat Mater RV 621| e l'oratorio Juditha triumphans.
Bibliografia
- Marcello, Benedetto: Il teatro alla moda (Venezia, 1720)
- Goldoni, Carlo: Mémoires de M. Goldoni pour servir à l'histoire de sa vie et à celle de son théâtre, 3 volumi (Parigi, 1787)
- Stefani, Federigo: Sei lettere di Antonio Vivaldi veneziano (Venezia, 1871)
- Rinaldi, Mario: Antonio Vivaldi (Milano, 1943)
- Pincherle, Marc: Vivaldi et la musique instrumentale (Parigi, 1948)
- Malipiero, Gian Francesco: Antonio Vivaldi, il prete rosso (Milano, 1958)
- Giazotto, Remo: Antonio Vivaldi (Torino, 1973)
- Talbot, Michael: Vivaldi (Torino, 1978)
- Bellina, Anna Laura - Brizi, Bruno - Pensa, Maria Grazia: I libretti vivaldiani (Firenze, 1982)
- Ryom, Peter: Répertoire des Œuvres d'Antonio Vivaldi. Les compositions instrumentales (Copenaghen, 1987)
- Formichetti, Gianfranco: Venezia e il prete col violino. Vita di Antonio Vivaldi (Milano, 2006)
- Pozzi, Egidio: Antonio Vivaldi (Palermo, 2007)ISBN 978-88-8302-242-5
Saggistica
- Cavicchi, Adriano: Inediti nell'epistolario Vivaldi-Bentivoglio Nuova Rivista Musicale Italiana, vol. I (1973), pp. 66-74
- Damilano, Piero: Antonio Vivaldi compose due vespri?, Nuova Rivista Musicale Italiana, vol. III (1969) pp. 562-663
- Gallo, Rodolfo: Antonio Vivaldi, il Prete Rosso: la famiglia, la morte, Ateneo Veneto, fasc. XII (Dic., 1938)
- Gallo, Rodolfo: L'atto di morte di Antonio Vivaldi, La scuola veneziana (Siena, 1941), pp. 58-59
- Gentili, Alberto: La raccolta di antiche musiche "Renzo Giordano" alla Biblioteca nazionale di Torino, Accademie e Biblioteche d'Italia, vol. IV (1930-31|), pp. 117-125
- Gentili, Alberto: La raccolta di rarità musicali "Mauro Foà" alla Biblioteca nazionale di Torino, Accademie e Biblioteche d'Italia, vol. I (1927-28|), pp. 36
- Gentili, Alberto: Vivaldi and Stradella: a recent discovery, The Musical Times, vol. LXVIII (1927), pp. 507-508
- Heller, Karl: Die Bedeutung J.G. Pisendels für die deutsche Vivaldi-Rezeption, Bericht über den Internationalen Musikwissenschaftlichen Kongress Leipzig 1966 (Lipsia/Kassel, 1970), pp. 247-251
- Rescigno, Eduardo: Antonio Vivaldi (2007)
Cataloghi e documenti
- Altmann, Wilhelm: Thematischer Katalog der gedruckten Werke Antonio Vivaldis, Archiv für Musikwissenschaft, vol. IV (1922), pp. 262/279
- Damilano, Piero: Inventario delle composizioni musicali manoscritte di Antonio Vivaldi esistenti presso la Biblioteca Nazionale di Torino, Rivista Italiana di Musicologia, vol. III (1968), pp. 109/179
- Fanna, Antonio: Antonio Vivaldi: Catalogo numerico-tematico delle opere strumentali (Milano, 1968); 2a ed. riv. e ampl.: Milano, 1986
- Fano, Fabio: Una traccia prossima alla prima origine della raccolta di musiche vivaldiane conservata alla Biblioteca Nazionale di Torino, Medioevo e umanesimo, vol. XXVI (1976), pp. 83-93
- Fuchs, Alois: Thematisches Verzeichniss über die Compositionen von Antonio Vivaldi (1839)
- Heller, Karl: Die deutsche Überlieferung der Instrumentalwerke Vivaldis (Leipzig, 1971)
- Martin, Arlan Stone: Vivaldi Violin Concertos. A Handbook (Metuchen, N.J., 1972)
- Ohmura, Noriko: A reference concordance table of Vivaldi's instrumental works (Tokyo, 1972)
- Pancino Livia: Le caratteristiche grafiche della mano di Vivaldi secondo il metodo grafologico, ISV (Informazioni e Studi Vivaldiani), vol. XIII (1992), pp. 67-95
- Pincherle, Marc: Inventaire - Thématique (= vol. of Antonio Vivaldi et la musique instrumentale) (Parigi, 1948)
- Rinaldi, Mario: Catalogo numerico tematico delle composizioni di A. Vivaldi (Roma, 1945)
- Ryom, Peter: Antonio Vivaldi: table de concordances des œuvres (RV) (Copenaghen, 1973)
- Ryom, Peter: Inventaire de la documentation manuscrite des œuvre de Vivaldi, I. Biblioteca Nazionale di Torino, Première Partie: le fonds Foà, Vivaldi Informations, vol. II (1973, pp. 61/112
- Ryom, Peter: RV 749, ISV (Informazioni e Studi Vivaldiani), Vol. XIV (1993)
- Ryom, Peter: Antonio Vivaldi Thematisch-systematisch Verzeichnis seiner Werke (Wiesbaden, 2007)
- Strohm, Reinhard: Italienische Opernarien des frühen Settecento (1720-1730) (Colonia|, 1976)
- Strohm, Reinhard: The operas of Antonio Vivaldi, 2 vol., (Firenze, 2008)
Discografia
Vivaldi edition (Opus 111)
Opere
- L'Olimpiade (RV 725): Sara Mingardo, Laura Giordano, Roberta Invernizzi, Sonia Prina, Marianna Kulikova, Riccardo Novaro; Concerto Italiano, Rinaldo Alessandrini; Naïve OP30316 (Diapason d'or, Recommandé par Classica)
- La verità in cimento (RV 739): Gemma Bertagnolli, Guillemette Laurens, Sara Mingardo, Nathalie Stutzmann, Philippe Jaroussky, Anthony Rolfe Johnson; Ensemble Matheus, Jean-Christophe Spinosi; Naïve OP30365 ('Choc' du Monde de la Musique - Recommandé par Classica)
- Orlando finto pazzo (RV 727): Antonio Abete, Gemma Bertagnolli, Marina Comparato, Sonia Prina, Martin Oro, Marianna Pizzolato; Academia Montis Regalis, Alessandro De Marchi; Naïve OP30392 (Gramophone Editor's Choice - R10 de Classica-Répertoire)
- Orlando furioso (RV 728): Marie-Nicole Lemieux, Jennifer Larmore, Veronica Cangemi, Philippe Jaroussky; Ensemble Matheus, Jean Christophe Spinosi; Naïve OP30393 (Victoire de la Musique - Gramophone Editor's Choice)
- Tito Manlio (RV 738): Nicola Ulivieri, Karina Gauvin, Ann Hallenberg, Marfijana Mijanovic, Debora Beronesi, Barbara Di Castri; Accademia Bizantina, Ottavio Dantone; Naïve OP30413 (Gramophone CD of the Month - Amadeus 2007)
- Griselda (RV 718): Marie-Nicole Lemieux, Veronica Cangemi, Simone Kermes, Philippe Jaroussky, Iestyn Davies, Stefano Ferrari; Ensemble Matheus, Jean Christophe Spinosi; Naïve OP30419 (Diapason d'or de l'année - 'Choc' du Monde de la Musique - Midem Classical Awards Best opera recording - BBC Music Magazine Award - 'Excepcional' de Scherzo)
- Atenaide (RV 702) Sandrine Piau, Vivica Genaux, Nathalie Stutzmann, Guillemette Laurens, Romina Basso, Paul Agnew, Stefano Ferrari; Modo Antiquo, Federico Maria Sardelli; Naïve OP30438
- La Senna Festeggiante (RV 693): Juanita Lascarro, Sonia Prina, Nicola Ulivieri; Concerto Italiano, Rinaldo Alessandrini; Naïve OP30339
- Arie per basso: Lorenzo Regazzo; Concerto Italiano, Rinaldo Alessandrini; Naïve OP30415
- Arie d'opera: Sandrine Piau, Ann Hallenberg, Paul Agnew, Guillemette Laurens; Modo Antiquo, Federico Maria Sardelli; Naïve OP30411
- Arie ritrovate: Sonia Prina; Accademia Bizantina, Ottavio Dantone; Naïve
- New discoveries: Romina Basso; Modo Antiquo, Federico Maria Sardelli; Naïve
- La fida ninfa (RV 714): Sandrine Piau, Veronica Cangemi, Marie-Nicole Lemieux, Lorenzo Regazzo, Philippe Jaroussky, Topi Lehtipuu, Sara Mingardo, Christian Senn; Ensemble Matheus, Jean-Christophe Spinosi; Naïve
Musica sacra
- Vespri solenni per la festa dell'Assunzione di Maria Vergine: Gemma Bertagnolli, Roberta Invernizzi, Anna Simboli, Sara Mingardo, Gianluca Ferrarini, Matteo Bellotto; Concerto Italiano, Rinaldo Alessandrini; Naïve OP30383 (Gramophone award - 'Choc' du Monde de la Musique - Télérama 'ffff' - Recommandé par Classica - Timbre de platine, Opéra International)
- Stabat Mater: Sara Mingardo; Concerto Italiano, Rinaldo Alessandrini; Naïve OP30367 ('Choc' du Monde de la Musique)
- Mottetti (RV 629, 631, 633, 623, 628, 630): Anke Herrmann, Laura Polverelli; Academia Montis Regalis, Alessandro de Marchi; Naïve OP30340
- Juditha triumphans (RV 644): Magdalena Kožená; Academia Montis Regalis, Alessandro de Marchi; Naïve OP30314 (Gramophone Editor's Choice - Diapason d'or - 'Choc' du Monde de la Musique)
- In furore, Laudate pueri & concerti sacri: Sandrine Piau, Stefano Montanari; Accademia Bizantina, Ottavio Dantone; Naïve OP30416 (Midem Classical Awards Best baroque recording - R10 de Classica-Répertoire)
Concerti per strumenti a fiato
- Concerti per flauto traversiere (RV 432, 436, 429, 440, 533, 438, 438 bis, 427, 431): Academia Montis Regalis, Barthold Kuijken; Naïve OP30298
- Concerti per fagotto e oboe (RV 481, 461, 545, 498, 451, 501): Sergio Azzolini, Hans Peter Westermann; Sonatori de la Gioiosa Marca; Naïve OP30379
- Concerti per vari strumenti: Zefiro, Alfredo Bernardini; Naïve OP30409
Concerti per strumenti
- Concerti per archi (RV 115, 120, 121, 129, 141, 143, 153, 154, 159): Concerto Italiano, Rinaldo Alessandrini; Naïve OP30377 (Gramophone CD of the month - Diapason d'or)
- Concerti di Dresda (RV 192, 569, 574, 576, 577): Freiburger Barockorchester, Gottfried von der Goltz; Naïve OP30283
- Concerti per violino 'La caccia' (RV 208, 234, 199, 362, 270, 332): Enrico Onofri, Academia Montis Regalis; Naïve OP30417
- Concerti per violoncello I (RV 419, 410, 406, 398, 421, 409, 414): Christophe Coin; Il Giardino Armonico, Giovanni Antonini; Naïve OP30426
- Musica per mandolino e liuto (RV 532, 85, 425, 540, 82, 93): Rolf Lislevand, Ensemble Kapsberger; Naïve OP30429
- Concerti per violino II 'Di sfida' (RV 232, 264, 325, 353, 243, 368): Anton Steck; Modo Antiquo, Federico Maria Sardelli; Naïve OP30427
- Concerti per violoncello II
Musica e cantate da camera
- Concerti da camera (RV 91, 99, 101, 90, 106, 95, 88, 94, 107): L'Astrée, Giorgio Tabacco; Naïve OP30394
- Concerti e cantate da camera, vol. I (RV 97, 104, 105, 671, 654, 670): Laura Polverelli; L'Astrée, Giorgio Tabacco; Naïve OP30358
- Concerti & cantate da camera, vol. II (RV 92, 100, 108, 651, 656, 657): Gemma Bertagnolli; L'Astrée, Giorgio Tabacco; Naïve OP30404
- Concerti & cantate da camera, vol. III (RV 87, 98, 103, 680, 682, 683): Laura Polverelli; L'Astrée, Giorgio Tabacco; Naïve OP30381
- Sonate da camera (RV 68, 70, 71, 77, 83, 86): L'Astrée, Giorgio Tabacco; Naïve OP30252
Note
- ↑ (EN) Immagine dalla sonda Messenger
- ↑ Tutti i documenti finora conosciuti (atti, stampe, manoscritti) e la critica vivaldiana sono stati recensiti in: [[w:Michael Talbot|]] (a cura di), Vivaldi. Fonti e letteratura critica, Firenze, Leo S.Olschki Editore, 1991
- ↑ M. Talbot, op. cit., pag. 41
- ↑ Si sa d'altronde ch'egli fu in seguito un incondizionato sostenitore della musica italiana, com'è testimoniato dalla sua famosa [[w:Lettre sur la musique française|]]
- ↑ Dal 1743 al 1744 fu segretario dell'ambasciatore francese a Venezia
- ↑ «Una musica a mio giudizio superiore a quella delle opere, e che non ha pari né in Italia, né nel resto del mondo, è quella delle scuole. Le scuole sono delle opere di carità istituite per educare le giovinette prive di beni, a cui la repubblica fornisce la dote sia per il matrimonio o per la clausura. La musica è il primo tra i talenti che vengono coltivati in queste giovani. Tutte le domeniche nella chiesa di queste quattro scuole, durante i vespri, si danno mottetti a grande coro e grande orchestra, composti e diretti dai più grandi maestri d'Italia, eseguiti attraverso tribune grigliate da ragazze la più vecchia delle quali non ha vent'anni. Io non riesco ad immaginare nulla di così voluttuoso, di così toccante come questa musica: la ricchezza dell'arte, il gusto squisito dei canti, la bellezza delle voci, la perfezione dell'esecuzione, tutto in questi concerti concorre a produrre un'impressione che non è certamente di buon costume, ma di cui sono certo che nessun cuore d'uomo sia al riparo. Né Carrio né io mancammo mai a questi vespri ai Mendicanti (cioè al collegio dove aveva lavorato il padre del nostro compositore), e non siamo i soli. La chiesa era ogni volta piena di intenditori; perfino gli attori dell'Opera venivano a formarsi al vero gusto del canto su questi eccellenti modelli. Ciò che mi disturbava di più erano quelle maledette griglie, che non lasciavano passare che dei suoni e mi nascondevano gli angeli di bellezza di cui essi erano degni.»
- ↑ Ossia otto nuove opere durante la stagione 1704-1705
- ↑ «Il più antico procedimento per riprodurre la musica ai tempi di Vivaldi, e nel complesso anche il meno soddisfacente, era quello della stampa a caratteri mobili. Questo metodo, oltre che laborioso (a causa della complessità e della varietà della notazione musicale rispetto alla scrittura normale) comportava notevoli difficoltà tecniche. Il perfetto allineamento verticale dei simboli era per esempio molto difficile da ottenere, e anche il posizionamento di alcuni simboli spesso risultava poco più che approssimativo (...) Possedeva, inoltre, un altro serio inconveniente. La tiratura doveva essere calcolata in modo molto preciso, perché, una volta stampate cinquanta o cento copie, i caratteri venivano scomposti e resi così disponibili per un nuovo utilizzo (...) Per contro, la musica incisa su lastre di rame poteva essere riprodotta all'infinito in qualsiasi tiratura se le lastre venivano conservate con cura e ritoccate quando il ripetuto utilizzo cominciava a deteriorarle» - cit.[[w:Michael Talbot|]], Servitore di più padroni, in Vivaldi - La stravaganza op.4 (CD) - Speciale Amadeus, De Agostini e Rizzoli periodici, 1997 - booklet pg.46
- ↑ G. Orloff: Essai sur l'histoire de la musique en Italie, vol. II, pp. 288-91 ([[w:Parigi|]], 1822)
- ↑ cfr. [[w:Micky White|]], [[w:Beth Glixton|]] - Creso tolto a le fiamme: Girolamo Polani, Antonio Vivaldi, and opera production at the Teatro S. Angelo, 1705-1706, Studi Vivaldiani, Firenze, S.P.E.S., 2008 - pg.3 e sgg.
- ↑ cfr. [[w:Gastone Vio|]], Una satira sul teatro veneziano di S. Angelo datata "febbraio 1717", Informazioni e studi vivaldiani, Milano, Ricordi, 1989 - L'ipotesi di una rappresentazione nel 1715, impedita dal non fede di uno dei censori per la materia del libretto, avanzata da Remo Giazotto, non trova riscontro nei documenti finora noti. cfr. [[w:Eleanor Selfridge-Field|]], A new chronology of Venetian opera and related genres, 1660-1760, Stanford, Stanford University Press, 2007
- ↑ Secondo [[w:Remo Giazotto|]], la famiglia Marcello, proprietaria del [[w:Teatro Sant'Angelo|]], aveva intrapreso senza successo una lunga battaglia legale con la direzione dello stesso per la restituzione del palcoscenico. In realtà molti altri studiosi hanno smentito questa ipotesi: i conflitti erano interni alla famiglia Marcello, più che tra gli stessi ed Antonio Vivaldi in persona, e soprattutto non riguardavano il [[w:Teatro Sant'Angelo|]] unicamente. Oltretutto nel 1722 [[w:Alessandro Marcello|]] raccomandava Vivaldi presso la principessa [[w:Maria Livia Spinola Borghese|]] (sono conservate la lettera autografa di Marcello e una successiva di Vivaldi): era stato già placato il contenzioso, o non era mai iniziato? - cfr.[[w:Fabrizio Della Seta|]], Documenti inediti su Vivaldi a Roma in Antonio Vivaldi, Teatro musicale, cultura e società (a cura di Lorenzo Bianconi e Giovanni Morelli), Firenze, Leo S. Olschki editore, 1982, vol.2
- ↑ oltre all'ignoranza e all'approssimazione dei compositori e dei librettisti, il pamphlet stigmatizza il narcisismo e la scarsa professionalità dei cantanti, l'ingerenza delle madri e dei protettori delle cantanti, e così via.
- ↑ C. Goldoni, Mémoires, Parigi, 1787
- ↑ Concerto per violino e strumento a tastiera (RV Anh. 62)
- ↑ Suonate da camera a trè, due violini e violone ò cembalo
- ↑ Sonate a violino e basso per il cembalo
- ↑ 1 per quattro violini, 3 per quattro violini e violoncello, 2 per due violini, 2 per due violini e violoncello, 4 per violino, archi e basso continuo
- ↑ 1 per due violini e violoncello, 4 per due violini, 7 per violino
- ↑ Seconda parte dell'op. 2
- ↑ 2 per oboe e 10 per violino, archi e basso continuo Concerti à cinque stromenti, tre violini, alto viola e basso continuo... uno è con oboe
- ↑ 10 per violino e 2 per oboe o violino, archi e basso continuo
- ↑ 11 per violino e 1 per due violini, archi e basso continuo
- ↑ 5 per violino e 1 per oboe, archi e basso continuo
- ↑ 5 per violino e 1 per archi e basso continuo Sei concerti a violino principale, violino primo e secondo, alto viola, organo e violoncello
- ↑ Il pastor fido, sonates pour la musette, viele, flûte, hautbois, violon avec la basse continüe. Secondo studi recenti, l'opera non è attribuibile a Vivaldi, ma è un centone di brani vivaldiani rielaborati in forma di movimenti di sonata, probabilmente ad opera di Nicolas Chédeville
- ↑ New Grove Dictonary of Music and Musicians, Vivaldi
- ↑ M. Talbot, op. cit., pag. 120
- ↑ M. Talbot, op. cit., pag. 132
- ↑ [[w:Peter Ryom|]], RV 749, Informazioni e Studi Vivaldiani, 13, 1993) - recensione completa di tutti i testimoni vivaldiani certi e presunti conosciuti
- ↑ consultare la voce "Antonio Vivaldi" in [[w:Reinhard Strohm|]]: Italienische Opernarien des frühen Settecento, Analecta Musicologica 16/1, Köhi 1976 - il primo catalogo delle arie sparse, ma oggigiorno incompleto rispetto a quello Ryom (vedi nota sopra) -
- ↑ [[w:Daniel Evan Freeman|]], The opera theater of count Franz Anton von Sporck in Prague (1724-35), University of Illinois, 1987
- ↑ vedi [[w:Reinhard Strohm|]], Argippo in "Germania", Studi Vivaldiani, 8, 2008
- ↑ http://afp.google.com/article/ALeqM5icpaMg_OPFU5P0jQEz8quwZxtz_w
- ↑ Da [[w:Torquato Tasso|]]
- ↑ cfr.[[w:Reinhard Strohm|]] - The operas of Antonio Vivaldi, 2 vol., Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2008
- ↑ Da qui in poi si designeranno le biblioteche che ospitano manoscritti vivaldiani con le sigle fornite dal [[w:RISM|]] Repertoire International des Sources Musicales
- ↑ vedi [[w:RV 733|]]
- ↑ http://www.goldbergweb.com/en/magazine/interviews/2005/04/31716_2.php
- ↑ [[w:Daniel Evan Freeman|]], op.cit.
- ↑ vedi [[w:RV 733|]]
- ↑ [[w:Michael Talbot|]], The chamber cantatas of Antonio Vivaldi, Woodbridge 2006
- ↑ [[w:Steffen Voss|]], Die Partitur von Vivaldis Oper "Motezuma" (1733), Studi Vivaldiani, 4, 2004, pp.53-72
- ↑ http://www.amadeusonline.net/news.php?ID=1141979022
- ↑ [[w:Daniel Evan Freeman|]], op.cit.
- ↑ Tutti i libretti preservati hanno titolo Rosmira, sia nella versione del [[w:1738|]] che le successive. La dicitura Rosmira fedele compare solo nella partitura F.36, probabilmente per analogia con la versione del [[w:1726|]] di Partenope di [[w:Leonardo Vinci|]] - cfr.[[w:Anna Laura Bellina|]], [[w:Bruno Brizi|]], [[w:Maria Grazia Pensa|]] - I libretti vivaldiani - recensione e collazione dei testimoni a stampa, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1982 - pg.99 e sgg.
- ↑ cfr.[[w:Reinhard Strohm|]] - The operas of Antonio Vivaldi, 2 vol., Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2008
- ↑ Strohm li include nei numeri 206 e 207 in quanto integranti delle arie in questione
- ↑ contiene anche arie da [[w:RV 702-B|]],[[w:RV 711-D|]],[[w:RV 711-G|]],[[w:RV 712|]],[[w:RV 714|]]
- ↑ [[w:Michael Talbot|]], The chamber cantatas of Antonio Vivaldi, Woodbridge 2006 - pp.168-169
- ↑ una "Medea e Giasone" con il medesimo testo dei frammenti vivaldiani è stata musicata per il S.Angelo nel 1726 da [[w:Francesco Brusa|]] - cfr. [[w:Frederic Delamea|]], "La Silvia" RV 734, Studi Vivaldiani, 1, 2001)
- ↑ attribuzione erronea - proviene da La nemica d'amore fatta amante di [[w:Giovanni Battista Bononcini|]] (Roma, 1693) - l'aria è stata ricatalogata da Ryom nel 2005 come [[w:RV Anh. 59.28|]]
- ↑ vedi nota sopra
- ↑ Ryom non considera l'aria Dammi l'ali ma quelle come proveniente da [[w:RV 734|]]. Compare tra le arie di origine incerta al numero [[w:RV 749.5|]]
- ↑ Musica differente da quella dell'omonima aria della Griselda [[w:RV 718|]]
- ↑ [[w:Remo Giazotto|]], Antonio Vivaldi, Torino 1973 - pag.83 e 310
- ↑ [[w:Peter Ryom|]], Antonio Vivaldi. Thematisch-systematisches Verzeichnis seiner Werke (RV). Verlag Breitkopf & Härtel, Wiesbaden 2007
- ↑ [[w:Peter Ryom|]], Les manuscrits de Vivaldi, Copenhagen 1977
- ↑ M. Talbot, op. cit., pagg. 168, 169
- ↑ A. Nascimbene, Vita e opere di Antonio Vivaldi ne I classici della musica. Antonio Vivaldi, pag. 136



